Formula 1 · Regolamento & commissari

Come l’ingresso ai box di Silverstone è costato a Sainz una penalità mai vista dal 1981

Una particolarità della geografia del tracciato, due indizi sfuggiti al muretto Williams e una Safety Car molto confusa hanno prodotto la sanzione più rara della Formula 1 moderna: il «giro di penalità».

Di Audryk Chesse — 6 luglio 2026

Tra tutti i documenti dei commissari generati da un caotico Gran Premio di Gran Bretagna, nessuno ha fatto alzare più sopracciglia di quello indirizzato a Carlos Sainz. Il pilota Williams, dodicesimo in pista alla bandiera, si è visto infliggere «un giro di penalità», una sanzione così oscura che gran parte del paddock ha dovuto andare a cercarla. Stando ai migliori calcoli disponibili, nessun pilota di Formula 1 l’aveva ricevuta da quando Ricardo Zunino fu punito per aver tagliato una curva al Gran Premio d’Argentina del 1981. Sainz è sceso al diciassettesimo posto nella classifica finale, senza perdere nulla di concreto perché era già fuori dai punti. Ma la storia di come l’ha ricevuta è una vera curiosità del regolamento, radicata meno in qualcosa che Sainz abbia sbagliato al volante che nella peculiare geografia dell’ingresso ai box di Silverstone.

Un pilota doppiato, poi no, poi di nuovo sì

La sequenza inizia con Sainz già doppiato quando l’incidente tardivo di Max Verstappen ha fatto uscire la Safety Car. Il leader della gara Charles Leclerc si è fermato ai box alla fine del giro 48 ed è rientrato subito davanti a Sainz nella coda neutralizzata, mettendo la Williams, a tutti gli effetti, un giro dietro il leader e quindi candidata a riprendersi il giro quando è arrivato il consueto messaggio «le vetture doppiate possono ora sorpassare».

La complicazione è dove Silverstone colloca la prima linea della Safety Car: proprio sull’ingresso ai box. Sainz ha attraversato quella linea per la decisiva «seconda volta» nello stesso istante in cui si è tuffato ai box per la sua sosta, e secondo il regolamento il conteggio dei giri ai fini della Safety Car si misura su quella linea, non da dove si trova una vettura nella coda fisica. Con questa stretta lente legale, Sainz si era per un attimo sdoppiato da solo al momento di completare il giro, risultando ufficialmente una vettura non doppiata nel punto di riferimento, anche se dopo la sosta è rientrato in pista di nuovo con un giro reale di ritardo da Leclerc.

Sebbene la vettura 55 fosse doppiata alla linea 1 della Safety Car all’ingresso nella corsia dei box, per la specifica configurazione di pista e corsia box a Silverstone si era temporaneamente sdoppiata da sola quando ha attraversato la linea… Di conseguenza la vettura 55 non era una vettura doppiata ai fini dell’articolo B5.13.4 c) e quindi non aveva diritto a sorpassare la Safety Car. — Decisione dei commissari FIA, Gran Premio di Gran Bretagna

I due indizi che la Williams ha perso

Quando la direzione gara ha pubblicato l’elenco delle sette vetture autorizzate a sdoppiarsi, il numero 55 di Sainz non c’era. Quell’omissione era il segnale, e la Williams non l’ha colto. Il rappresentante del team ha ammesso ai commissari che al muretto sono stati commessi due errori: non aver riconosciuto che Sainz non era ufficialmente una vettura doppiata nel punto di riferimento e non aver notato che la sua macchina non era inclusa nel messaggio della direzione gara. Partendo dal presupposto che la situazione in pista corrispondesse a quella del regolamento, la Williams ha ordinato a Sainz di sorpassare la Safety Car insieme alle vetture realmente autorizzate, guadagnando senza volerlo un giro a cui il team non aveva mai avuto diritto.

I commissari sono stati notevolmente comprensivi nel linguaggio, riconoscendo che «dato l’eccezionale layout del tracciato in questo evento» capivano come la sequenza «possa aver contribuito alla confusione del team». Ma la comprensione non è arrivata a lasciare valido il giro guadagnato. Richiamando l’articolo 12.4.1.i del Codice Sportivo Internazionale FIA, hanno scelto il rimedio più chirurgico a disposizione: togliere esattamente il giro guadagnato per errore, né più né meno.

Il «giro di penalità» spiegato

  • Un giro viene aggiunto al tempo di gara del pilota nella classifica finale: l’esatto annullamento di un giro guadagnato illegittimamente.
  • Sainz è sceso dal dodicesimo al diciassettesimo posto, restando davanti alle due Aston Martin e senza perdere punti.
  • La sanzione è prevista dal Codice Sportivo Internazionale FIA ma non era più stata usata in F1 dal 1981.
  • Se la gara fosse ripartita per una volata all’ultimo giro, come per un attimo è sembrato probabile, le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi.

Lo scenario alternativo che avrebbe potuto creare confusione

L’innocuità della penalità è in gran parte questione di fortuna. Se la Williams avesse seguito il regolamento alla lettera in quel momento, Sainz sarebbe rimasto bloccato un giro indietro dietro la Safety Car, perdendo cinque posizioni in pista e finendo tra le Aston Martin in fondo. E se l’errato messaggio «Safety Car In This Lap» della direzione gara avesse davvero prodotto la volata di un giro fino alla bandiera che aveva brevemente promesso, una vettura fuori posizione con un giro illegittimo in tasca avrebbe potuto interferire in modo concreto con l’arrivo. Alla fine l’errore del software è stato corretto, la gara si è conclusa sotto neutralizzazione e la penalità più strana del 2026 è costata al suo destinatario esattamente nulla, se non una nota a piè di pagina.

  • Sainz è stato comunque l’unico classificato della Williams, con Alex Albon ritirato a fine gara per i danni del contatto del primo giro.
  • La FIA ha attribuito separatamente la confusione sul «Safety Car In This Lap» a un errore software nelle operazioni di gara.
  • L’ultima sanzione comparabile precede la stessa era della Safety Car: la penalità di Zunino nel 1981 riguardava il taglio di una curva.
  • Il caso si aggiunge a un weekend di Silverstone insolitamente fitto di interventi dei commissari: la reprimenda a Hamilton, la penalità per i limiti della pista ad Antonelli e l’arretramento in griglia di Gasly.

C’è una certa ironia nel fatto che Sainz, il pilota che proprio in questo weekend si batteva tramite la GPDA per regole sulle penalità più dure e più chiare, diventi il caso di prova della sanzione più impolverata del regolamento. Ma la vera lezione dell’episodio riguarda la crescente complessità all’incrocio tra layout dei tracciati, linee di cronometraggio e procedure della Safety Car: quando l’esito di una norma dipende da quale lato di una linea dipinta occupa una macchina in un dato istante, anche un team che non ha alcuna cattiva intenzione può ritrovarsi dalla parte sbagliata della penalità più rara della storia.


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